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Roma nascosta:luoghi interessanti e curiosità che meritano una visita, durante una vacanza a Roma Una vacanza in appartamento a Roma può essere l’occasione per scoprire angoli nascosti della Città Eterna. Roma è così ricca di bellezze, che il turista è spesso costretto a limitarsi ad una visita ai monumenti più celebri. Suggeriamo due itinerari per vedere una Roma diversa, oltre al classico Foro e Colosseo.Il primo itinerario illustra sette curiosità presenti dentro San Pietro. Il secondo itinerario offre alcune piccole curiosità che meritano comunque una visita se si è in vacanza a Roma. Leggende e curiosità della basilica di San PietroL’unica firma di MichelangeloLa celebre «Pietà», commissionata a Michelangelo dal cardinale Giovanni Bilhères de Lagraulas, ambasciatore di Francia a Roma, e che si ammira nella prima cappella della navata destra della basilica di S. Pietro, è una delle più importanti opere del Maestro, e l’unica che porta la sua firma. Si racconta che il grande artista, che allora aveva 24 anni ed era ancora poco conosciuto, udendo il giudizio di alcuni intenditori d’arte che lodavano l’opera sua attribuendola però a Cristoforo Solari, si indispettì e volle mettere in evidenza il nome del vero autore, apponendo la firma sulla cintura che attraversa il seno della Vergine. La «ruota dell’incoronazione»Pochi sono coloro che, venuti in vacanza a Roma, notano nella chiesa di S. Pietro, incassato nel pavimento poco oltre la porta della navata centrale, un grande disco di porfido, uno splendido marmo rosso. E’ la famosa “rota porphyretica” o ruota dell’incoronazione, proveniente dal vecchio S. Pietro, dall’antica basilica edificata da Costantino. Su quella pietra rotonda prendevano posto gli imperatori quando il pontefice imponeva loro la corona. Su quella grande “rota”, opportunamente conservata, si inginocchiò il potente Carlo Magno, re dei Franchi, la notte di Natale dell’anno 800 quando papa Leone in (795-816) lo incoronò «imperatore Romano» (in tal modo fu infatti acclamato da tutti i presenti), ponendogli sul capo il diadema imperiale. Su quella stessa «rota» vennero incoronati numerosi altri imperatori, tra cui Lotario I, Ludovico II, Lamberto di Spoleto, Berengario, i due Ottoni, Federico Barbarossa e Federico II. La cattedra... che non è di S. PietroIn S. Pietro è esposta la sedia pontificia di Simone detto Pietro, il primo Papa. È racchiusa nella colossale teca — appoggiata alla parete dell’abside e costruita dal Bernini in bronzo, marmo, stucco, oro, vetro e sostenuta da quattro Dottori della Chiesa: S. Ambrogio e S. Agostino, davanti; S. Atanasio e S. Giovanni Crisostomo, dietro. È una composizione scenografica che non si deve tralasciare di ammirare, durante una vacanza a Roma. Dalle accurate indagini compiute nel corso di un restauro da una speciale commissione di esperti voluta da Paolo VI (1963-1978) nel 1968, è risultato che la sedia pontificia – detta la Cattedra di San Pietro - risale soltanto al IX secolo. Si tratta probabilmente del trono carolingio portato a Roma da Carlo il Calvo nell’875 quando venne incoronato nella basilica da papa Giovanni VII (872-882). Le fasi della maternitàSecondo una leggenda riportata da Willy Pocino, “Curiosità di Roma”, Newton Compton, Urbano VIII (1623-1644) avrebbe dato incarico al Bernini di raffigurare le varie fasi della maternità, dal concepimento alla nascita di un bambino, sui basamenti delle colonne del baldacchino della basilica Vaticana, per sciogliere il voto che egli avrebbe fatto in attesa del sospirato erede che doveva nascere dal nipote Taddeo. Si tratta di un’allusione, scrive Carlo Galassi Paluzzi, «fatta in un certo senso “a fumetti”. Infatti abbiamo qui una vera e propria “serie” dell’ultimo tratto dello stato interessante di una donna: dalle contrazioni del volto della partoriente sino all’ultimo stemma pontificio che raffigura la testina del bimbo ormai neonato». Un pilastro grande quanto una chiesaI quattro giganteschi pilastri che sostengono la cupola di S. Pietro, hanno una forma pentagonale irregolare. Ciascuno di essi è alto circa 30 metri ed ha una circonferenza di circa 71 metri, e ciascuno di essi potrebbe contenere la chiesa di S. Carlo alle Quattro Fontane opera del Borromini, detta S. Carlino per le sue piccole dimensioni. La statua di S. PietroLa veneratissima statua bronzea di S. Pietro fu fatta realizzare, secondo la tradizione, dal pontefice S. Leone Magno (440-461) dopo l’incontro con Attila (452). Si racconta che sia stata fusa riutilizzando il bronzo della statua di Giove Capitolino, il simulacro più sacro per gli antichi Romani, quello che per dieci secoli, dall’alto del Campidoglio, aveva visto i propri protetti diventare signori del mondo. Se così fosse stato, si sarebbe realizzata una di quelle coincidenze da lasciare stupefatti. Ecco che la stessa massa di metallo, dopo essere stata adorata per mille anni in un luogo, cambia disinvoltamente tempio, orizzonte teologico e nome. Ecco che un ammasso di materia resa santa da dieci secoli di incensi e di preghiere, dopo un semplice bagno di fuoco si sposta di pochi passi, e diviene pronta per altri millenni di ininterrotta adorazione. Questa la tradizione circa una delle statue più venerate al mondo, un simulacro che merita una visita durante una vacanza in appartamento a Roma. Probabilmente la statua è invece creazione di un ignoto artista della fine del XIII secolo, derivata da una simile paleocristiana. La statua di S. Pietro reca il segno evidente di una particolare venerazione: il piede destro risulta infatti assai logorato a causa del bacio reverente che nel corso dei secoli vi hanno deposto milioni di fedeli. I leoni più belli e l’elefante nascostoI leoni di marmo più belli sono considerati quelli che ornano il monumento sepolcrale di Clemente XIII nella basilica Vaticana, opera di Antonio Canova (1792). Sono composizioni in marmo che meritano una visita, durante una vacanza a Roma. I due animali sono accovacciati, uno ruggente e l’altro dormiente, e simboleggiano la forza di papa Clemente XIII, e al tempo stesso la mansuetudine che la modera. Per ritrarre dal vero i leoni, il Canova lasciò il suo appartamento e si recò a Napoli a disegnare quelli ingabbiati nei giardini reali. Ma la curiosità non finisce qui. Si dice che l’artista si avvalesse, per la esecuzione del complesso monumentale, di una folta schiera di aiuti, tra cui un umile scultore dal cognome curioso di «Elefante», il quale aveva una sola grande ambizione: desiderava che il suo nome figurasse sul sepolcro. E il Canova lo accontentò, in un modo quanto mai originale. Al visitatore che si sposti interamente sul lato sinistro, il posteriore del leone ai piedi della Religione apparirà come una testa di pachiderma, completa di proboscide, grandi orecchie a sventola e zanne. Altre curiosità di Roma che meritano una visita Non vedere il crollo della chiesaA Piazza Navona, una delle statue della Fontana dei Fiumi (quella centrale) ha gli occhi coperti, come se temesse in qualche modo il crollo della facciata della chiesa che ha davanti. Ma nella realtà il tutto si riduce alla rivalità tra gli architetti operanti a Roma. Bernini, autore della fontana, non vuol "vedere" la facciata della chiesa, di cui è autore il rivale Borromini. La formula per creare l'oroAl centro di Piazza Vittorio, vicino alla Stazione Termini, ci sono alcuni ruderi. Qui si può ammirare la Porta Magica, un arco sul quale, secondo la leggenda, è incisa la formula alchemica per creare l'oro. Nel 1600 il proprietario della villa dove sorge la Porta magica, offrì ad un alchimista che era in vacanza a Roma, un appartamento nella sua dimora, fondi e attrezzature per compiere la miracolosa trasformazione. L’alchimista una notte si eclissò dall’appartamento, lasciando una manciata d’oro sul tavolo e la formula poi trascritta nella pietra. La Cupola nel buco della chiave Piazza dei Cavalieri di Malta, sull'Aventino, permette una visione ristretta ma originale: è possibile guardare San Pietro "dal buco della serratura". Infatti dal buco della porta del Palazzo dei Cavalieri si vede la Cupola di San Pietro. Tutto il giardino, il portone e la piazza sono stati progettati anche per permettere questo effetto ottico. Il Museo del Purgatorio nel quartiere PratiIl Museo delle Anime del Purgatorio si trova in un piccolo ambiente adiacente alla sacrestia della chiesa del Sacro Cuore del Suffragio al n. 18 del Lungotevere Prati. In una lunga bacheca si possono vedere riproduzioni di strani reperti, in gran parte provenienti d’oltralpe, raccolti tra il 1636 e il 1919. Si tratta di impronte di fuoco lasciate da defunti su vestiti, libri, camicie e berretti da notte e su tavolette di legno. Di ciascuna impronta è descritta l’incredibile storia. L’idea dello straordinario e originale Museo del Purgatorio nacque dopo un incendio sviluppatosi il 15 settembre 1897 che danneggiò la cappella della Madonna del Rosario allora esistente. Su una parete dell’altare il fumo aveva creato la strana immagine di un volto sofferente, ancora visibile in una riproduzione fotografica nel piccolo museo. Il francese padre Victor Jouet interpretò quella sconcertante immagine come «segno» di un’anima del Purgatorio. Si dedicò quindi a studi specifici sull’argomento e viaggiò attraverso l’Italia e l’Europa in cerca di concrete testimonianze che diedero origine all’eccezionale incredibile museo. Una curiosità che può dare un senso ulteriore ad una vacanza a Roma, città della Religione. La Galleria prospettica del Borromini Al pianterreno del nobile ed elegante palazzo Spada (piazza Capo di Ferro) si può ammirare il grandioso colonnato con in fondo la imponente statua di Marte. Si tratta di un notissimo «scherzo» di Francesco Borromini, perché il tutto è «contenuto» in circa nove metri di lunghezza e il Marte è inferiore ad un metro di altezza. L’immagine di grandiosità è data da un sapiente effetto di prospettiva che fornisce, appunto, la interessante e simpatica illusione. Se state facendo vacanza a Roma, partite dal vostro appartamento e andate a godervi uno dei più mirabili effetti prospettici del mondo. Via Veneto: la vendetta di Guido Reni Quando il cardinale Antonio Barberini, fondatore della chiesa dei Cappuccini in via Vittorio Veneto, ordinò a Guido Reni il quadro raffigurante l’Arcangelo Michele che vince il demonio (primo altare a destra), raccomandò all’artista che soprattutto il viso fosse di celestiale bellezza. Il desiderio del cardinale fu ampiamente soddisfatto, tanto che i contemporanei giudicarono l’Arcangelo degno di essere paragonato all’Apollo del Belvedere, che è in Vaticano nel cortile dell’appartamento papale. Guido Reni cercò invece di dipingere il diavolo nella maniera più brutta possibile. Ritrasse il demonio con i tratti somatici del cardinale Giovanni Battista Pamphilj (poi diventato papa Innocenzo X), per vendicarsi del fatto di essere stato da lui più volte infastidito e disprezzato! Il museo degli scheletriNei sotterranei della chiesa dei Cappuccini in via Veneto esiste uno strano cimitero artistico, nel quale sono raccolte le ossa di circa 4.000 frati morti tra il 1627 e il 1870, architettonicamente disposte entro quattro cappelle che ne hanno volte e pareti interamente decorate con discutibile gusto. Un tocco di macabro che merita una visita durante una vacanza a Roma. San Clemente: un fiume sotto l’altareNel sottosuolo dell’antichissima basilica di S. Clemente scorre un piccolo fiume sotterraneo che vi forma una cascatella. Un tempo l’uno e l’altra erano visibili, ma successivamente, per motivi di prudenza, vennero occultati da un muro attraverso il quale si sente ancora oggi distintamente il rumore dell’acqua. Parolaccia in chiesaNella basilica inferiore di S. Clemente si ammirano numerosi e interessanti affreschi (secoli IX-XII) e tra essi una serie di «racconti a fumetti» (secolo XI) in lingua volgare, l’antenato della lingua italiana, che si possono considerare i primi in assoluto nella storia del fumetto. Vi sono raffigurate le Storie di S. Alessio e di Sisinnio. Secondo la tradizione. Sisinnio, prefetto pagano di Roma, ordina ai suoi servi di catturare il Papa; ed essi credono di legarlo mentre invece legano una pesante colonna che non riescono a trascinare, donde l’ira e l’imprecazione del prefetto: «Fili de le pute, trahite!» In Italiano: “Figli di puttana! Tirate!” Isola Tiberina: il serpente sacroNel 293 a.C., narra la leggenda, mentre Roma è colpita da una grave pestilenza, una commissione di «esperti» si reca in Grecia, ad Epidauro, per chiedere un responso ad Esculapio, dio della Medicina. Ad un tratto un grosso serpente, simbolo della divinità, esce dal tempio, si dirige verso la nave dei Romani e vi sale. Il fatto viene interpretato come segno della volontà divina di... trasferirsi; ed essi ripartono felici e contenti. Giunti presso l’Isola Tiberina, si verifica la sorpresa: il serpente d’un balzo passa dalla nave all’isola. Altro chiaro segno di divina volontà: nel luogo si edifica immediatamente un bellissimo tempio dedicato ad Esculapio. Quasi che il Dio della salute si fosse trasferito nel suo appartamento di Roma, ecco che la pestilenza come per incanto, sparisce. E’ il 291 a.C. Nel Medioevo, sul luogo del tempio di Esculapio fu costruita la chiesa dedicata a S. Bartolomeo. La palla del miracoloNella cappella del Sacramento della chiesa di S. Bartolomeo all’Isola, nel punto in cui cadde è rimasta incastrata una grossa palla di cannone (diametro cm 14) che durante l’assedio di Roma del giugno 1849 colpì il sacro edificio in quel momento gremito di gente miracolosamente rimasta illesa. La palla, detta «del miracolo», fu lasciata sul muro a ricordo dell’avvenimento. Castel S. Angelo: l’angelo e la pesteL’angelo di bronzo che si ammira sulla sommità di Castel S. Angelo è legato ad un’antica leggenda, secondo la quale, nell’anno 590, mentre infieriva in Roma una grave pestilenza, papa Gregorio Magno (590-604) partecipò ad una solenne processione con una miracolosa immagine della Madonna. Anche qualche ammalato, spinto dalla propria fede, lasciò il proprio appartamento per seguire il rito religioso. Appena la processione giunse in prossimità della Mole Adriana – come allora si chiamava Castel S. Angelo - papa Gregorio ebbe la visione di un angelo con in mano una spada sguainata che delicatamente riponeva nel fodero. La visione venne subito interpretata come segno celeste della fine dell’epidemia. E così fu. Da allora il mausoleo imperiale cominciò ad essere chiamato Castel S. Angelo. In seguito sul castello fu posta anche una statua dell’Angelo. I famosi «canterani»Sulla bellissima settecentesca piazza di S. Ignazio si affacciano i famosi «canterani», come furono spregevolmente definiti i palazzetti costruiti, a forma di mobili d’epoca, dall’architetto Filippo Raguzzini, i quali, aspramente criticati all’inizio, furono in seguito e sono tuttora oggetto di particolare ammirazione. Avere un appartamento in quei «canterani» è oggi un segno di distinzione. La finta cupola di padre PozzoTra le opere pittoriche del barocco di Roma che destano stupore per l’eccezionale tecnica illusoria, è certamente quella della cupola della chiesa di S. Ignazio: una cupola che non esiste ma che chiaramente appare nella sorprendente prospettiva architettonica e pittorica di padre Andrea Pozzo. Fu eseguita nel 1685, su una tela di 13 metri di diametro. Appena compiuta l’opera, numerosissimi Romani e stranieri in vacanza a Roma si recarono ad ammirarla. Quale fu la loro meraviglia nello scoprire che la cupola «veduta fuori dal punto par che stia per cadere». Per poter ammirare il perfetto giuoco prospettico è infatti necessario porsi nel punto esatto di osservazione indicato sul pavimento da un disco marmoreo. PasquinoIl popolo romano è famoso per il suo spirito polemico, soprattutto nei confronti dei potenti. In Piazza Pasquino, alle spalle di Palazzo Braschi, vi è un torso mutilo appartenente ad un gruppo marmoreo di età ellenistica, che è divenuto famoso con il soprannome di "Pasquino". Sul suo piedistallo venivano affisse feroci satire scritte in versi contro le autorità. Chi intendeva protestare per qualcosa, lasciava la notte il suo appartamento per depositare sulla statua il suo libello, o il sonetto di satira. Questi scritti esprimevano una delle poche forme di protesta che il popolo potesse manifestare, sotto il potere temporale dei Papi. |
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